Read Kobane calling by Zerocalcare Online

kobane-calling

Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l'esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estreTre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media mainstream. Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l'esistenza degli abitanti del Rojava (una regione il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l'umanità....

Title : Kobane calling
Author :
Rating :
ISBN : 9788865436189
Format Type : Hardcover
Number of Pages : 270 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

Kobane calling Reviews

  • ferrigno
    2019-04-06 22:57

    È come se avessero chiesto a David Foster Wallace di scrivere un reportage sulla resistenza curda. ZC è andato là, ha parlato a gente comune, guerriglieri, uomini e donne. Devo dire che ho capito più cose leggendo Kobane Calling che con anni di pietosa informazione nostrana: chi sono i curdi, contro chi combattono e da quando, cosa hanno conquistato e perso, la loro idea di confederazione, l'ISIS (Daesh), i turchi, Erdogan. Ma attenzione, questo reportage l'ha scritto uno con una sensibilità alla DF Wallace. I detrattori parlerebbero di realismo isterico. Vero, però qui l'ombelico di ZC diventa miracolosamente -finisce per rappresentare- il nostro ombelico occidentale. La sua resta sempre la prospettiva di un occidentale, e questa cosa potrebbe sembrare un limite ma non lo è, perché finisce per rendere evidente il contrasto tra i due mondi. I precedenti volumi non mi hanno esaltato, ma il ragazzo si sta facendo. 

  • Tanabrus
    2019-04-14 03:05

    Il racconto a fumetti dei due viaggi al confine tra Siria e Turchia fatti da Zerocalcare.Tra cittadine a due passi dalla guerra, e città colpite, distrutte dalla guerra.Tra città che la guerra la sentono ancora distante, e città dove i fantasmi della guerra sono visibili e impossibili da ignorare.Tra civili impauriti, civili arrabbiati, civili stronzi, civili coraggiosi. E combattenti eroici.Tutto ovviamente con lo stile di Zerocalcare.Un libro che suscita sentimenti.Di rabbia, di tristezza, di stupore. E tanta, tanta vergogna.

  • Dolceluna
    2019-03-28 21:17

    Forse non sarà la graphic novel più adatta per avvicinarsi per la prima volta a Zerocalcare, ma è senza dubbio quella che segna un suo salto di qualità in termini di scrittura e temi affrontati."Kobane Calling" è il reportage dei tre viaggi compiuti dall'autore, nell'arco di un anno, tra Turchia, Iraq e Siria, fino alla Kobane del titolo, città del Kurdistan sirano a confine con la Turchia, emblema della resistenza all'ISIS. Una testimonianza preziosa raccontata e disegnata con autenticità e passione, ma anche con quel filo di leggerezza e maliconia che è un tratto tipico nelle tavole dell'autore.Lo confesso, non conoscevo granchè dell'assedio di Kobane di cui ci racconta Zerocalcare, e la sua coraggiosa e straordinaria esperienza non ha fatto che arricchirmi. Mi ha colpito soprattutto il coraggio delle persone comuni di Kobane, e in particolare delle donne, piccole grandi eroine, che sembrano vivere per lottare e morire affinchè il loro messaggio di resistenza non vada perduto...l'immensità, se paragonata a tante vite futili. Ma mi ha colpito anche l'estrema confusione, le guerriglie, gli schieramenti, le alleanze, le offensive, la paura, che regnano quotidianamente in queste terre e di cui, nonostnate le nesw che ci arrivano dai media, non possiamo immaginare.Coraggio e confusione, ribellione e dolore, vita e morte.In conclusione, una graphic novel da leggere, per capire, per riflettere, per emozionarsi, e per restare tutti un po' più umani.

  • Ingrid
    2019-04-09 03:59

    Per quanto mi riguarda Zerocalcare è una garanzia assoluta.Garanzia di risate, riflessioni, bei disegni, ore piacevolissime che amo rivivere più e più volte.Fatta questa premessa, pensavo che "Dimentica il mio nome" fosse la sua opera più completa, beh questa è decisamente più matura, vuoi per la tematica che di per sé lo rende seria e seriosa, ma anche e soprattutto per come "ha preso" questa esperienza: un po' tra il serio e il faceto, un po' tra l'erasmus e il viaggio di lavoro, con cuore e occhi aperti, semplice e scazzato come sempre, ma capace di tirare fuori una sensibilità e delle riflessioni semplici, universali, mai pretestuose che davvero toccano nel profondo. Con questa graphic novel, Calcare ha fatto molto di più che raccontare la situazione dei curdi, l'ipocrita politica europea nei confronti della Turchia, la tragica situazione dei profughi ed il coraggio di coloro che combattono l'oppressione pur venendo tacciati essi stessi come terroristi. Zerocalcare ci ha fatto entrare nella guerra. Ha scritto un fumetto dove nessuno, a parole, nei tg o nei giornali, era arrivato a raccontarci e lo ha fatto con delle vignette alcune delle quali profondamente commoventi e forti, in particolar modo quelle delle donne-terroriste. "Kobane calling" emoziona, diverte e apre gli occhi su tantissimo della politica internazionale ma anche sui soliti vizi italioti. Capolavorone.

  • Sara
    2019-04-07 05:02

    Ammetto di essere un pochino di parte amando molto zerocalcare, ma in questo caso vi consiglio di leggerlo al di là del nome dell'autore. È un fumetto molto intelligente, mai retorico che racconta il viaggio fatto in Rojava. Commovente e toccante, non dimentica a casa la sua ironia ma nello stesso tempo non esce dalla storia o dal contesto. Finale perfetto, ti lascia con l'amaro in bocca e (forse) anche con la lacrimuccia.

  • Immano
    2019-03-25 22:13

    It's a shame that this book cannot ever be properly translated for the rest of the world; the mix of cultural references and roman dialect that make up the style of writer and artist Zerocalcare (the name itself being an example, referencing a slogan for a limescale-removing product) would be lost in the translation, and that'd be like asking the Simpsons to make do without the small-town environment that's the whole premise for that show. Still, Kobane Calling takes the bumbling protagonist from the Rebibbia district of Rome to the war-stained spaces of Kurdistan not once but twice, as his diary of the two recent trips he made. The places he visits are known to us mostly through the filter of whatever news outlet we watch and thus only brought up for the shock value and to cement the picture they want us to have of them. But he's gone there, and to the extent that we can trust the guy - who doesn't really have any reason to lie, anyway - we're shown things under a different light, one that I personally hadn't seen until now. The people he meets are real and some of them are doing things unheard of in our precious western world, and while he's sure to point out nothing is perfect and nobody is entirely without fault in their actions, there is such a difference between the empty words of the everyday grind of the news and those spoken by people who pay their day in blood, both their own and their relatives'. So I wish the book could be translated, perhaps with footnotes, but at least translated into something enjoyable for other markets, because it's well worth a read, and it's incredibly actual. If the hatemongering you see on tv all the time has made you sick, use this book as salve.

  • Laura لاورا
    2019-04-06 02:09

    Da Rebibbia a Kobane, passando per il cuoreAnche se alla fine dell’anno manca ancora parecchio, “Kobane calling” finisce fin da ora, di diritto, nella mia personale e ristretta lista delle migliori letture del 2016. Per me è stata una sorprendente nonché bellissima scoperta, questa di Zerocalcare: dopo avermi molto emozionata con “Dimentica il mio nome”, poco entusiasmata con “Dodici” (devo ammetterlo a rigor di cronaca), ora questo suo nuovo lavoro mi ha letteralmente conquistata!Non saprei bene come definirlo, se un reportage o un diario di viaggio o altro; di certo, “Kobane calling” non è soltanto un fumetto: esso è anzitutto il racconto attento e coinvolgente di ciò che sta accadendo in un angolo di quell’Oriente a noi prossimo e del quale i media ufficiali, pronti a inseguire i clamori del momento, ci parlano ormai sempre meno. Eppure laggiù si consuma una guerra tra le più feroci del nostro tempo. Una guerra che, sebbene riguardi l’Europa forse più di altre cui essa in passato ha dato sostegno, lasciamo combattere al popolo curdo. Ecco, “Kobane calling” ha il merito di accendere i riflettori su quest’ultimo, tanto bistrattato dalla Storia e dall’ipocrisia della diplomazia internazionale, dal momento che alla fine del primo conflitto mondiale, con il crollo dell’Impero ottomano, i curdi non solo non si videro riconoscere un proprio stato, ma si ritrovarono per giunta divisi fra ben quattro Paesi: Turchia, Siria, Iraq e Iran. E per un popolo senza terra, si sa, non può esserci pace.Da sempre disprezzati e disconosciuti come realtà etnica e linguistica, combattuti e repressi brutalmente sotto i regimi dittatoriali dell’area, i curdi stanno dando una grandissima lezione di civiltà dai monti di Qandil, al confine tra Iran e Iraq, dove ha base il PKK, fino a tutto il nord della Siria (il Rojava), de facto territorio autonomo e coraggioso laboratorio di una società basata su una democrazia che non suoni più come vuota parola. Intanto, combattono l’Isis o Daesh, come lì si chiama quel califfato, fuori dal tempo e dalla grazia di qualunque dio, i cui sanguinari tentacoli arrivano fin nelle nostre fragili città d’Europa. Un’esperienza che – per riprendere le parole dell’autore – “va aiutata, difesa, sostenuta. Perché se perdono loro, perdono tutti”.Invece, da parte dei nostri governi che cosa è arrivato? Elogi, incoraggiamenti, discorsi ammirati: nient’altro che belle quanto inutili parole, ma nessun sostegno economico, mentre i curdi, uomini e donne insieme, armi alla mano, continuano a dare il proprio sangue quale unica moneta da versare. La città di Kobane è il simbolo di quella resistenza. Toccanti le tavole che la ritraggono con i suoi cumuli di macerie, gli edifici sventrati dalle bombe, l’odore di morte che serpeggia tra le sue strade per buona parte spettrali. Ho trovato in queste pagine profonda partecipazione emotiva da parte di Michele Rech, alias Zerocalcare; del resto, non potrebbe essere altrimenti quando si viaggia e si vedono con i propri occhi determinate realtà, si ascolta la gente del posto, si respira il dramma quotidiano senza filtri di sorta. Allora, d’un tratto, sai da che parte stare e tornare indietro in nome del politicamente corretto ti sembrerebbe come tradire te stesso e il tuo cuore che da quel momento apparterrà anche a quel luogo che pur si trova a chissà quanti chilometri di distanza da casa tua. Per quanto mi riguarda, anni fa mi è successo in Palestina, un’altra grande Kobane abbandonata anch’essa all’indifferenza del mondo.“A me risulta difficile concepire un’appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere.”Zerocalcare dice di non essere un poeta e di non avere altro se non il “povero lessico” che la vita gli ha messo a disposizione per esprimersi, ma credo si sbagli poiché, infine, tocca per davvero le corde del cuore con la sua arte meravigliosa, nella quale immagini e parole diventano una cosa sola regalando al lettore più di un’emozione.Oltre alla correttezza delle annotazioni storiche, sono presenti il rifiuto di stupide generalizzazioni (il voler, insomma, fare di tutta un’erba un fascio) e considerazioni su questioni culturali e religiose che personalmente condivido, per tacere della autentica pochezza di certe affermazioni sulla presunta (e presuntuosa) superiorità della cultura occidentale in bocca ai nostri politici. Soprattutto, questa lettura ha suscitato in me il desiderio di approfondire la conoscenza del popolo curdo che, nel corso degli studi fatti, ho sempre incontrato marginalmente, en passant, nonostante esso avesse il diritto di essere protagonista quanto gli altri nello scacchiere vicino-orientale.Mi auguro che “Kobane calling” venga letto da più gente possibile, in particolare dai giovani, perché c’è bisogno di opere di denuncia come questa che smuovano le coscienze e facciano informazione; ne consiglio la lettura a chi voglia saperne di più sul Kurdistan, sulla guerra in corso a causa dell’Isis e sugli inquietanti retroscena turchi, adesso, se ci pensiamo, ancor più inquietanti dopo il fallito colpo di stato militare e l’immediata repressione da parte del novello sultano Erdogan che sta mostrando il peggio del proprio regime.Un libro, questo, per conoscere e riflettere, anche con il cuore.

  • Phèdre Banshee
    2019-04-14 23:15

    «Qui stanno facendo una cosa che in questo momento per me è tipo un faro per l’umanità. Che va aiutata, sostenuta. Perché se perdono loro, perdono tutti. Dopodiché questi mica stanno dicendo “Ao venite tutti a vivere qua che abbiamo trovato il paradiso terrestre”. Questi c’hanno un metodo. Una tensione a migliorare, che poi ognuno dovrebbe declinare dentro se stesso e nel suo contesto.»Trovo sconcertante il numero delle volte in cui Zerocalcare riesce a sorprendermi. Quando pensi di aver visto ogni sua sfaccettatura, ecco che tira fuori qualcosa di nuovo. Riesce sempre a scorrere, a migliorare, a reinventarsi. Ho letto tutte le sue pubblicazioni, quindi pensavo di sapere più o meno cosa aspettarmi, e invece no. Fregata di nuovo. Anche con “Dimentica il mio nome” è andata così.Sapevo che non sarebbe stata una lettura facile, ma forse non immaginavo fino a che punto. Visto che ho avuto un nodo alla gola per tutto il tempo. Alcune di loro moriranno, senza chiedere nulla a nessuno, mai.«È così che viviamo. È così che moriamo, anche. Ma almeno siamo libere.»Zerocalcare ci presenta un lato della guerra che pochi conoscono, perché non fa scalpore quanto le cose che ci mostrano ogni giorno i mass-media. Eppure, al tempo stesso, non si prende troppo su serio, sa di non essere un giornalista e lo dice chiaramente, con una sincerità che fa venire i brividi, che raggiunge noi lettori, perché anche noi al suo posto ci saremmo sentiti piccolissimi, davanti a quello che ha visto.«Ma no, dai, Nasrin! Tu ci devi stare!»«Perché, pensi che faccio foto brutte? Guarda che sono capace eh... Io ero giornalista. Mi piaceva fare foto, era mio lavoro. Ora nostra vita è guerra. Almeno oggi pomeriggio posso fare ancora mio lavoro.»Definire lo stile di Zerocalcare “dolceamaro” è riduttivo, specialmente nelle ultime pubblicazioni l’intervallo ridere-piangere si è ridotto tantissimo, le scene comiche sono esilaranti e, molto spesso, le scene tristi si rivelano dei veri e propri pugni nello stomaco.È un libro che apre gli occhi, che ti fa sentire inadatto, incapace di capire a pieno, ma è un libro che secondo me tutti dovrebbero leggere. Fosse per me, lo farei leggere anche nelle scuole. Perché lo stile di Zerocalcare abbraccia un raggio molto ampio di lettori, in particolare tra i giovani. I suoi disegni sono immediati e il linguaggio è intuitivo, anche per chi non è di Roma.“A me risulta difficile concepire un’appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere. O forse mi sto solo suggestionando, come quando da regazzino ero andato in fissa con l’isola che non c’è.”L’autore di solito fa spesso piccoli riferimenti alle sue pubblicazioni precedenti, che non precludono la comprensione ma danno degli elementi in più. In Kobane Calling questi riferimenti sono molto ridotti, forse giusto qualcuno a “La profezia dell’armadillo”, quindi è una buona opzione anche per chi non ha mai letto niente di suo e vuole iniziare adesso.Lo consiglio a tutti. Leggetelo e prendetevi questi pugni nello stomaco, perché sono dolori che ogni tanto fanno bene."Oggi Kobane è un museo a cielo aperto della vergogna dell'umanità. Di cosa è stato lasciato accadere. Non vogliamo ripulire tutto solo perché il mondo possa tornare a far finta di niente."Per altre recensioni: http://www.landeincantate.it/la-torre...

  • Arybo ✨
    2019-03-27 02:14

    «Ma quanto ci vorrà a pulire tutto?»«Anni. Ma intanto tutti devono vedere. Guardare macerie. Sentire odore. Capire che Kobane oggi non è solo una città. Oggi Kobane è un museo a cielo aperto della vergogna dell'umanità. Di cosa è stato lasciato accadere. Non vogliamo pulire tutto solo perché il mondo possa tornare a far finta di niente.»...Io non ho parole.

  • Procyon Lotor
    2019-04-03 02:14

    Michele "Recce" RechNon è una "graphic novel" ma un reportage, un'inchiesta fatta con interviste e sopralluoghi. Mentre su Roma calavano le prime ombre della sera, e ancora non si vede la luce che sta sera dura da anni, mentre i media in genere chiudono le sedi all'estero, eliminano i corrispondenti o gli assegnano insostenibili territori di vastità imperial regia, mentre le televisioni trasmettono immagini di repertorio, mentre i talsciò dibattono sulla fuffa cardata gassosa, mentre euGenio Scalph si scrive addosso articolesse colla proboscide e biografie romanzate alternate a romanzi biografici, mentre il giornalista dice che se dev'essere embedded non ci va che non riesce a fare il mestiere secondo deontologia (bella questa), mentre pullulano i siparietti coi micini, cagnolini, tenere vecchiette e sorveglianti di cantiere, un tizio - tecnicamente nell'Italia di oggi un "polisfigato" (giovane maschio urbano senza visibili prospettive di carriera, senza agganci massonici, amicizie partitiche e commerci sessuali, per di più sano, etero, onesto, non tossicomane e nemmeno fanatico religioso: in pratica nessuna categoria protetta) piglia uno zaino e si reca a Kobane (là sparano, anche parecchio) per capire cosa succede, che non si fida dei sunnominati media, in questo simile a noi, e pure a Obama. Obama durante la crisi del Sinjar, pur avendo a sua disposizione CIA, NSA, satelliti, droni, ambasciate, amici parenti e affini oltre a un certo numero di media tra i più quotati nel mondo, per sapere cosa cazzo stesse succedendo, (che tutti gli tiravano per la giacca incitandolo ad intervenire massicciamente) ha mandato degli elicotteri con qualche marine a riportargli che non era necessario invadere, e si poteva provvedere senza scatenare una guerra. Noi abbiamo Zerocalcare. Non è moltissimo, ma se pensiamo che pure Mr. President è messo maluccio, siamo orgogliosi di lui. Certo pure i media hanno mandato qualcuno, salvo che il report di Zerocalcare è mediamente più vasto, comprensibile e acuto, anche se ovviamente meno oggettivo - in teoria - essendo disegnato non fotografato (ma sono sicuro che ben conoscendo il sovrabbondante numero di stronzi incapaci pronti all'assalto, o lui o i suoi amici di foto o riprese ne hanno fatte). Però, dove serve la didascalia la mette, dove serve il disegno lo fa, dove serve un quadro l'inserisce, un dettaglio un punto che fa capire, insomma: è nato un grande reporter di guerra. Sono convinto che per quelli bravi - soprattutto se iscritti all'ordine - lui è uno di loro. L'Ordine invece, così solerte quando qualcuno non iscritto fa interviste in tv (pare che si possa parlare con qualcuno ma non la puoi chiamare intervista) nonostante rosichi parecchio, non si lamenta. Chissà perché. __________________________________________________________________ Ricordiamo qui l'esagerato numero di giornalisti (molti freelance) morti nelle crisi recenti, in proporzione al numero enormemente più dei militari. Sì, ha dei difetti sì, mette dei personalismi come faceva la Fallaci, e se lo merita. Cinque stelle lo stesso. Una per l'idea, due per la miseria di mezzi nonostante i quali è partito, tre per la creazione di agganci locali tutt'altro che banale, quattro per la novità del mezzo, cinque per fiducia e speranza. Sei, non c'è. Ah, no: sei bravo.

  • Tittirossa
    2019-04-06 22:11

    Da ex fumettara, ex graphicnovelista, ex tutto (fumetti e graphic novel sono un po' al punto dada, hanno già fatto tutto, che se devono inventa' per stupire/farsi leggere?), questo ZC l'ho comperato per fare un regalo e poi ho iniziato a leggerlo e poi non ho più smesso e me lo sono tenuto. E adesso lo rileggo (l'ho letto di corsa, volevo vedere come andava a finire, nel più pure stile romanzo, solo che romanzo non è).

  • Roberto
    2019-03-26 23:02

    Ma quanto ne sappiamo noi del Kurdistan?Ogni volta che passavo in libreria davanti a questo librone di fumetti ero combattuto tra il guardarlo e l'evitarlo, visto che i fumetti proprio non li reggo (perché aggiungere immagini ad un testo impedendo al lettore di usare la sua fantasia?).Però ad un certo punto ho ceduto, prendendo la scusa che fosse per mio figlio quindicenne che non legge nemmeno sotto tortura. Se piace così tanto questo Kobane calling, ci sarà una ragione! Risultato? Il figlio ha letto tre pagine e si è arenato: troppo lungo. Io invece l'ho iniziato e non sono riuscito a smettere di leggere.Il libro/fumetto parla della situazione in Siria, Turchia, Iraq e Kurdistan. E del Rojava, una regione del Kurdistan siriano non riconosciuta dalla comunità internazionale dove sta Kobane, la città che ha resistito contro il Daesh, (ossia l’Isis, nome che però è osteggiato dai musulmani perché ritenuto offensivo nei loro confronti visto che la I sta per Islamic).In occidente si pensa comunemente che da quelle parti siano tutti con l'anello al naso e che le donne siano genericamente subordinate all'uomo. Il Rojava invece è una regione dove vige una democrazia che prevede la convivenza religiosa, di genere, linguistica e culturale, dove uomini e donne sono uguali di fronte alla legge, dove la pena di morte è abolita e dove vengono garantiti diritti come la sanità, l’istruzione, il lavoro. Una forma di statuto che pare utopica, ma è invece reale anche se minacciata dall’avanzata del Daesh; e che continua a tenere duro grazie a squadre di protezione curde maschili e femminili.Leggendo Kobane Calling ho capito meglio (meglio è un eufemismo, visto che non ne sapevo nulla) il complesso mondo mediorientale, il PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan), l'YPG (milizie curde), l'YPJ (unità curda di protezione delle donne), i rapporti tra la Turchia, la Siria, l'Iraq e l'Iran. Insomma una lettura molto utile e molto arricchente perché non dà nulla per scontato e con un linguaggio molto chiaro e conciso apre un mondo pressoché sconosciuto (nonché la nostra mente...). E che interessando spinge ad un successivo approfondimento.Una scoperta, questo Kobane calling. Anche perché tutte queste belle cose sono condite con una notevole dote di ironia che rende la lettura molto facile e piacevole e fa sbottare spesso in una sana risata.Ha cambiato il mio punto di vista sui fumetti? Assolutamente no. Si poteva tranquillamente scrivere un libro che contenesse mappe e illustrazioni e sarebbe stato lo stesso, anche meglio. Ma non posso negare che forse avrebbe raggiunto meno persone, sempre meno disponibili a faticare su un libro.

  • Silvia Sirea
    2019-03-31 00:03

    Il mio primo approccio ai graphic-novel (o alle graphic-novel? Facendo una veloce ricerca ho trovato questo articolo dell'Accademia della Crusca - a me viene più naturale parlarne al maschile) non poteva essere migliore. Ho voluto leggere qualcosa di Zerocalcare perché ne avevo sentito parlare benissimo e ho iniziato con Kobane Calling perché mi è stato regalato lo scorso Natale. Ebbene, non mi ha delusa affatto.E' una sorta di diario di un viaggio tra Turchia, Siria ed Iraq che l'autore ha affrontato in prima persona per portare medicinali e attrezzature in quello che è il Kurdistan. La cosa che mi ha fatto innamorare di questo graphic-novel sono gli insegnamenti che se ne possono ricavare. A prescindere dal fatto che si parli di zone e luoghi di cui conoscevo poco e niente - grazie soprattutto alla cattiva informazione che gran parte dei media fa -, è il modo in cui Zerocalcare ne parla che cattura e commuove e smuove la coscienza. Senza retorica o giri di parole, quello che traspare da queste pagine è verità, la verità a cui i media non danno spazio - mi piacerebbe sapere se sia una scelta consapevole o inconsapevole.Zerocalcare fa sorridere, ridere e piangere, il tutto nel giro di poche pagine. E no, non si tratta si schizofrenia del lettore: tutto è dovuto alla sensibilità e alla spontaneità di chi ha voluto raccontare una storia difficile e contemporanea più che mai. Leggetelo. Leggetelo perché ne vale davvero la pena.

  • Chad
    2019-04-01 21:03

    The story of a Italian cartoonist who visits the Kurds to document their struggle against ISIS. I think it's important to see global issues from multiple angles to gain new perspectives. I liked being able to see this conflict through both Italian and Kurdish eyes. Zerocalcare gives us heavy doses of information in digestible chunks. Seeing it through a graphical interface made it easier to grasp the foreign concepts and complicated geopolitical issues. He also brings in some humor to a pretty dour subject. I found it fascinating what they are trying to accomplish in Rojava. They are striving for a new kind of democratic government for the Middle East where all religions can peacefully coexist, where women are treated equally and have just as much representation in society. There is so much information in this that is not presented in the 24 hour news channels of the West. It's a fascinating journey that Zerocalcare takes us on.Received a review copy from Lion Forge and NetGalley in exchange for an honest review.

  • Cristina Gimini
    2019-04-06 21:10

    è un pugno nello stomaco.

  • Rachele
    2019-04-02 00:55

    Un altro capolavoro di Zerocalcare! La sua avventura, stavolta seria, in un terreno sconvolto dalla guerra per motivi politici più che religiosi viene narrata con ironia per farci capire al meglio la situazione devastante di queste zone e la voglia di libertà che regna nel popolo. Fa molto riflettere sul nostro mondo occidentale dominato dall effimero!

  • Greta
    2019-04-05 21:19

    Seguo Zerocalcare da diverso tempo, ma chissà perché mi sono sempre limitata a leggere - con molto piacere - il suo blog, senza mai decidermi ad affrontare una sua pubblicazione. Forse perché effettivamente non sono una grande appassionata di fumetti, ne conosco pochi e ne ho letti ancora meno, e nonostante si tratti di un mondo che mi piacerebbe molto approfondire, spesso ho l'impressione di annegare in un grande mare in cui è davvero difficile raccapezzarsi. E quindi rimando, leggo ogni tanto giusto un titolone famoso anche tra chi non segue minimamente il mondo dei fumetti e mi limito a pensare che prima o poi dovrei decidermi ad esplorare questo lato della narrazione. In effetti è noioso, lo ripeto ad ogni commento di quei pochi fumetti che leggo, ma mi sembra doveroso mettere le mani avanti e specificare che i miei sono commenti del tutto estemporanei, commenti “di pancia”, i commenti di chi non sa niente di illustrazione e pochissimo di narrazione, e per qualche caso fortuito si mette a leggere un fumetto quasi senza sapere che cosa sia un fumetto.In questo caso però mi sento di dire che tutto questo è perfettamente inutile (e giustamente, direte voi, avrei anche potuto anche risparmiarvi il papiro precedente, insomma, tant'è), perché “Kobane calling” è qualcosa che si discosta molto da una semplice opera di narrazione a fumetti: il fumetto è un mezzo per parlare di qualcosa di talmente importante da mettere in secondo piano tutto il resto. Zerocalcare ha un modo di raccontare le cose che mi piace tantissimo, perché si nasconde dietro un velo di leggerezza e ironia, di battute e riferimenti popolari per parlare di cose serie in modo serio: “Kobane calling” non ha mai la pretesa di essere un resoconto giornalistico, un saggio storico o un trattato di geopolitica, eppure c'è molta più serietà nell'affrontare determinate questioni in questo fumetto che in tanti servizi televisivi o articoli di giornale. Zerocalcare non ha intenti di formazione, si limita a raccogliere le tavole che raccontano dei suoi viaggi nel cuore della resistenza curda, e lo fa con un'onestà intellettuale che difficilmente ho trovato da altre parti. Non si può certo pretendere di trovare in questo fumetto una trattazione esaustiva della situazione geopolitica di Siria, Turchia, e Iraq, ma certo è un bel punto di partenza per distaccarsi dalle visioni confuse e sensazionalistiche che i media riportano, e adottare il punto di vista di chi in certe zone ci è stato, di chi ha parlato con i combattenti curdi, e riporta la sua esperienza in maniera trasparente e il più possibile onesta. E già questo intento, da solo, varrebbe tutto il fumetto, anche se fosse disegnato coi piedi e noiosissimo. Ma il punto è che, per nostra ancor maggiore fortuna, non è così: Zerocalcare racconta le cose in modo terribilmente piacevole, leggendolo si ha proprio l'impressione di chiacchierare con un amico molto intelligente ma anche molto simpatico, che sa mescolare in maniera del tutto naturale argomenti terribilmente seri, importanti e complicati a battute sulle serie TV o sulle merendine, ma lo fa con l'intelligenza di chi sa giostrarsi benissimo fra il rispetto delle situazioni più strazianti e il bisogno di ricordare al lettore che si può anche sorridere e ridere di inezie. E così ci si ritrova, nel giro di poche strisce, ad arrabbiarsi per l'ipocrisia dei media occidentali, per poi non riuscire a trattenere una risata davanti alle reazioni del protagonista, e infine a piangere amaramente leggendo le storie di certe persone straordinarie. Per poi ricominciare a ridere, arrabbiarsi, e piangere. E a riflettere, soprattutto. Che non è forse abbastanza, perché le riflessioni fatte sul divano di casa, dal caldo confortevole di una vita tutto sommato sicura e tutelata servono fino ad un certo punto, ma il resto deve venire da qualche altra parte, non certo da un fumetto. E se un fumetto può servire almeno un po' a far vibrare alcune corde, be', direi che è già un'ottima cosa.

  • Gianfranco Mancini
    2019-03-28 22:02

    Da Rebibbia a KobaneRisate, brividi ed un gran magone.Tutto questo ho provato leggendo l'ultimo libro di Zerocalcare, sarebbe riduttivo definirlo fumetto. Kobane calling é un reportage di guerra dalla parte delle vittime, una doccia fredda ghiacciata che ti fa sentire piccolo piccolo e senza uno straccio di ideale.L'autore ed i suoi amici hanno avuto le palle di arrivare fino a 200 metri dai territori controllati dall'Isis, per dirla in dialetto romanesco: mecojoni!Un librone pesante che si legge tutto di un fiato e che pesa sulla coscienza come un mattone.Arrivati alla fine notiamo che il fedele armadillo questa volta si é visto poco e niente, ma va bene cosí.Zerocalcare non é solo armadilli, risate, Rebibbia e bombecarta, ma un grande narratore pieno di umanità.Boh. Comunque c'é uno che l'ha espressa molto bene questa cosa che sento ora guardandomi intorno."'Sta mano po' esse fero e po' esse piuma."

  • Ilaria Fluido
    2019-03-31 05:07

    Pensavo che avrei dato al massimo quattro stelle a questo libro.Mi ritrovo a chiudere l'ultima pagina in lacrime (mannaggia a te Calcà) pensando a tutti coloro che hanno perso la vita lottando per tutti quei valori che noi ci appuntiamo al petto come se appartenessero solo all'occidente. Ma io tutta questa democrazia, questa parità di genere, questa libertà di parola, questa umanità, questa tolleranza, qui non la vedo. Soprattutto, non vedo nessuno disposto a perdere la vita per difendere tutto questo. Vedo solo ipocrisia e parassitismo. Giù il cappello a chi è morto combattendo l'Isis, non con lo smartphone, ma imbracciando le armi."Si alzano i lamenti di quelli che han pagato quando l'unica moneta era sangue da versare"

  • ludovica
    2019-04-08 05:21

    Alla fine ti rimane addosso la speranza. È il racconto di un viaggio, di una resistenza infinita. C'è una guerra, ci sono i ritratti dei caduti sui pali della luce, le storie di donne e uomini che hanno abbracciato questa lotta e continuano a portarla avanti, senza sapere quando finirà,tra quattro anni o quaranta. Questa è una storia che andava raccontata e zerocalcare lo fa con semplicità, tra le strofe di una bella canzone e un disegno in bianco e nero del cielo di Kobane,uno di quelli che non si vedono più,pieni di stelle. È un fumetto, ma non è soltanto un fumetto. È uno spazio e un momento nel tempo in cui il popolo curdo può finalmente raccontarsi, può parlare la sua lingua, vestirsi come vuole e riprendersi l'identità che gli è stata sempre negata. Alla fine,quando arrivi all'ultima pagina, non è la guerra che ti rimane addosso.È vero che di guerra si parla, ci sono le immagini di una città distrutta, ci sono i corpi sepolti dalle macerie, quelli che nessuno rimuove, perché devono rimanere lì, perché tutti devono vedere cosa fa Daesh, cosa fa l'Isis,fin dove arriva il male. Alla fine senti la forza di Ezel, il suo entusiasmo contagioso. Ti porti a casa gli ideali del Rojava, quel confederalismo democratico,l'emancipazione della donna, il rispetto che hanno per la vita e per la morte,anche quando si tratta del nemico. Ci lasciano un'eredità di speranza: non siamo migliori e non abbiano nulla da insegnargli.

  • Giuls
    2019-04-17 22:13

    Non sono una da graphic novel. O almeno questo è quello che mi sono smpre ripetuta.Mi sono sempre rifiutata di leggerne una: da piccola riuscivo a mala pena a sopportare Topolino, perché c’erano troppi disegni e troppe poche scritte, perché mai questa volta sarebbe dovuto essere diverso?Però mi sono lasciata convincere a leggere questa qui. E mi si è aperto davanti un mondo. Il mondo di Zerocalcare.Lo stile è semplice, un po’ troppo romanesco per i miei gusti, ma ciò non toglie al libro più di tanto.Gli argomenti trattati sono argomenti duri, difficili, ma qui sono raccontati con una semplicità dei fatti incredibile e con una punta di ironia atta a fari sorridere anche leggendo delle dure verità che colpiscono un mondo che sembra sempre più distante dal nsotro, ma che in realtà è dietro l’angolo.Questo libro non è una semplice storia, ma un vero e proprio resoconto di viaggio.Non è però un reportage giornalistico, non ha i suoi filtri e le idee che i giornalisti cercano di inculcarci. Anzi, spesso va persino contro a queste idee e va a raccontarci cosa sta a dietro a molti fatti di cui si sente parlare quotidianamente al telegiornale, dicendoci come le cose stiano realmente.

  • paola
    2019-04-12 00:58

    ho cercato a lungo le parole con cui parlare di questo libro, ma non riesco a trovare niente che non rischi di banalizzare il tutto.Parlare delle storie di Zerocalcare non è mai facile per me perché riescono a toccare sempre corde molto personali che non mi sento a mio agio a condividere, in questo caso a questa 'solita' difficoltà si associa l'importanza delle storie che racconta, che non sono solo i suoi viaggi a Kobane ma - soprattutto - le storie delle persone che ha incontrato. E io, dal comodo della mia vita tranquilla di persona che esprime il suoimpegno socialeimpegnandosi su twitter, non mi sento all'altezza (neppure a livello di conoscenza generale della situazione geopolitica) di parlare di questa storia. Posso solo dire che mi ha ricordato tantissimo l'impostazione e il racconto intenso ma mai tendente al pietismo che fece Joe Sacco col suo Palestina (purtroppo gli altri reportage non li ho ancora letti).

  • Fra' Emme
    2019-03-30 20:58

    Bravo, Zero.Bravo, bravo, bravo.

  • Gaetano
    2019-03-29 04:13

    Pur non essendo un amante delle graphic novel, non ho resistito alla tentazione di leggere questo fumetto di Zerocalcare (alias di Michele Rech) che mi è stato suggerito più di una volta.Ho trovato tanta ironia e leggerezza, pur trattando di temi molto forti come la guerra e la lotta per la libertà del popolo curdo.E confesso che alcuni momenti sono stati molto coinvolgenti.

  • ⚔ Silvia ⚓
    2019-04-07 22:20

    Read it, read it, read it.

  • Marina
    2019-04-04 04:22

    Recensione pubblicata su: https://sonnenbarke.wordpress.com/201...Avevo letto alcune strisce di Zerocalcare sul suo sito, ma questo è più o meno tutto ciò che conoscevo di lui. Ero però incuriosita da questo libro, di cui avevo sentito parlare bene, e che infine, come leggendomi nel pensiero, mi è stato regalato lo scorso Natale. L'ho letto ieri sera tutto d'un fiato, senza riuscire a smettere neanche per un attimo.La storia di questa graphic novel è probabilmente nota a tutti, ma la riassumo in due parole. Verso la fine del 2014, Zerocalcare decide di andare nel Rojava, territorio autonomo curdo all'interno dei confini della Siria, non riconosciuto ufficialmente da alcuno Stato né dalle Nazioni Unite. Il suo intento, per la precisione, è andare a Kobane, città nota per la resistenza all'ISIS, che però al momento del suo viaggio è in guerra. Perciò, insieme ad altri amici, si "accontenta" di andare a Mehser, al confine turco, come dice lui "a tre fermate di metro", quindi vicinissimo. Tornerà poi l'anno successivo nel Rojava, riuscendo infine ad andare anche a Kobane. Questa la storia in estrema sintesi.Il Rojava è un territorio autonomo che si basa su un contratto sociale d'avanguardia e lontanissimo dall'idea che "noi occidentali" abbiamo dell'Islam. La donna viene rispettata e anzi valorizzata (moltissime sono le combattenti curde), viene data grande importanza alla formazione, all'educazione, all'uguaglianza fra i generi, alle pari opportunità, e tanto più di questo, che potete leggere nel testo del contratto sociale stesso. È il luogo della parità, dell'uguaglianza e della libera convivenza tra le religioni. È il luogo dove viene organizzata la resistenza curda all'ISIS. Un luogo simbolo.La graphic novel di Zerocalcare è bellissima. Certo, se volete approfondire la questione di Kobane, del Rojava e/o della resistenza curda dovrete rivolgervi altrove, ma non è certo questo lo scopo del libro e dell'autore. Zerocalcare fornisce alcune brevi spiegazioni delle questioni di cui sopra, ma sono brevissime e servono solo per far capire il contesto all'eventuale lettore ignaro. Quello che l'autore soprattutto descrive è la sua esperienza, vissuta davvero col cuore. Le persone che ha incontrato, le vicende che gli sono capitate, il viaggio che ha fatto (perlomeno quello di cui può parlare senza mettere a repentaglio i combattenti, considerati dalla Turchia alla stregua di un gruppo terroristico). Tutto questo visto attraverso gli occhi di una persona ironica come Zerocalcare, per cui, sebbene il racconto del viaggio sia un tema di grande serietà, non mancano (anzi sono frequenti) momenti di ironia in cui a volte si ride davvero. Questo contribuisce ad alleggerire il tutto, sebbene Zerocalcare renda costantemente chiara la gravità della situazione e la serietà della tematica da lui affrontata.Secondo me è proprio questa commistione di serietà e leggerezza a rendere il libro tanto particolare e bello. Tutti possono leggerlo, non aspira a essere un trattato, non vuole essere un vero e proprio reportage, ma "solo" una graphic novel scritta con il cuore. Se non l'avete già letto, fatelo, è un regalo a voi stessi, credetemi.

  • Yuko86
    2019-04-12 22:20

    Sono una persona che in molti settori è estremamente ignorante, ne sono consapevole: uno di questi è sicuramente l'ambito storico-geo-politico contemporaneo. È una grande colpa, me ne rendo conto, e spero col tempo di riuscire a colmare qualche mia lacuna. Tutto questo per farvi capire che, fatto salvo quello che passa ai telegiornali, io della Siria, della Turchia e di Kobane sapevo ben poco: nel caso foste nelle mie stesse condizioni, sappiate che comunque leggere Kobane Calling, ultima fatica di Zerocalcare, non sarà per voi impossibile ma anzi, se siete un po' curiosi come me, potrà per voi costituire un punto di partenza da cui poi effettuare ulteriori ricerche e approfondimenti.La prima parte di questa graphic novel era già stata pubblicata tempo fa su Internazionale, e racconta del viaggio di Michele in un paesino situato sul confine turco-siriano; la seconda parte, completamente inedita, racconta di un nuovo viaggio, questa volta fino in Siria ed infine a Kobane. Detto così, sembra niente. In realtà dentro queste quasi trecento pagine c'è di tutto, dal serio al faceto: dai dubbi su come comunicare alla propria madre (impersonata da Lady Cocca) del viaggio che si è deciso intraprendere o dalle difficoltà derivanti dalle diverse abitudini culinarie sino al terrore negli occhi di chi continua a vivere ogni giorno sotto assedio e allo sguardo fiero di chi ogni giorno combatte per la propria libertà.Cose che per noi raggiungono i limiti dell'incomprensibile e che ci fanno accaponare la pelle, vengono raccontate da chi vive lì come una semplice routine: la corrente elettrica che salta, i continui spari, senza mai un attimo di tregua, lo ombre che scivolano nella notte, la mancanza della certezza in un domani, la morte di centinaia di persone. Ed è proprio questa anormale normalità che forse più mi ha colpito, ma ancora di più lo ha fatto il pensiero, che ogni tanto mi sovviene e che non ho potuto evitare durante questa lettura, che io non sono nelle loro condizioni solo perché sono nata qui invece che lì, null'altro.Il resoconto è ricco di riferimenti politici e non so fino a che punto ci sia o meno una certa faziosità: per quel che mi riguarda, ho preso atto del resoconto di Zero, della sua esperienza, ripromettendomi di approfondire ulteriormente l'argomento, per averne una visione più globale ma soprattutto più mia, fermo restando che rimarrò comunque in un piano speculatorio, aggrappata ad altrui resoconti.Una cosa che mi ha molto colpito di questa cronaca è sicuramente l'importante ruolo delle donne nella guerra che sta svolgendosi in Siria di cui non avevo idea, ma soprattutto l'estrema impronta democratica che gli abitanti di queste zone vorrebbero dare al governo: nessuna discriminazione di genere, razziale, ideologica e religiosa, pari opportunità e pari diritti per tutti... una costituzione che dovrebbe essere da monito per gran parte dell'occidente. Solo parole, si potrebbe pensare, ma del resto Rome wasn't built in a day, e i Siriani stanno versando molto sangue per questo ideale e per la loro libertà.Una graphic novel che suscita orrore, rabbia e ci fa provare un po' di vergogna, aprendoci un po' gli occhi su una situazione così vicina a noi eppur considerata come a migliaia di anni luce.

  • Laura Noi
    2019-04-13 03:12

    Kobane calling affronta con coraggio e soprattutto in prima persona un tema di cui nessuno parla. Qualcosa di crudo e feroce che sta accadendo così vicino a noi, sotto i nostri occhi, eppure tutto tace, sempre. Zerocalcare ci mette la faccia e ci racconta la realtà della Siria e della Turchia. Ci racconta le condizioni di vita di meravigliose donne e il loro immenso coraggio. Alternando battute a momenti commoventi, riesce a entrarti nel cuore e nella testa, e quel minuscolo, quasi insignificante, lembo di terra schiacciato tra la Turchia e l'Isis si trasforma in qualcosa di immenso di fronte al valore degli uomini e delle donne che combattono strenuamente per difenderlo pur di essere liberi. Liberi di esprimersi e di essere. Liberi di applicare la forma di governo scelta democraticamente dalla maggioranza e non imposta. E' un viaggio attraverso la guerra per trovare la pace. Meraviglioso.

  • Suni
    2019-04-18 21:09

    Io non so quanti abbiano in programma di andare prossimamente nel Kurdistan turco, siriano o iracheno per capire dal di dentro cosa stia succedendo laggiù, per conoscere e parlare con quelli che hanno combattuto e ancora combattono l'Isis metro per metro, per verificare se nel Rojava esista davvero un autogoverno basato sulla convivenza pacifica di etnie, generi e religioni, e quanto questo possa durare nel tempo, allargarsi, risuonare fino da noi in Occidente.Credo pochi.Per questo bisogna leggere "Kobane Calling", al di là della bellezza del fumetto e della capacità che ha Zerocalcare di raccontare, di chiarire, di coinvolgere, di far ridere e dopo un secondo commuovere e poi di nuovo sorridere.Non c'è propaganda, perché, a parte ribadire l'ovvio, ossia la crudeltà disumana dell'Isis e l'incredibile libertà lasciata dal resto del mondo alla Turchia di Erdogan (paese membro della NATO) di comportarsi sempre più come una dittatura, quello che infine emerge sono sfumature, contraddizioni, tantissime domande e non altrettante risposte. Poi, per quanto mi riguarda, a leggere questo reportage ho provato soprattutto rispetto.Rispetto per chi ha fatto la scelta di vita eroica – mi fa sempre un po' strano parlare di eroismo, ma stavolta è l'unico termine possibile – di non scappare e lottare per il proprio popolo, oltretutto mantenendo una profonda umanità.E rispetto per Zerocalcare (e i suoi compagni di viaggio) che ridendo, scherzando e sdrammatizzando sono pur sempre andati lì, facendo le cose per bene, mica all'avventura o faidaté (e, mi ero scordata di specificarlo, per portare medicinali e attrezzature), ma, tanto per chiarire, alcune tappe dei loro due viaggi dopo qualche mese sono diventate teatro di attacchi (da parte di kamikaze o dell'esercito turco).E ancora rispetto per aver raccontato questa storia di guerra senza un briciolo di quel voyeurismo per cadaveri, sbudellamenti e teste mozzate che fa venire la bava alla bocca a tanti.

  • Sergio Frosini
    2019-04-16 05:16

    5 stelle ben meritate, sorvolando il fatto che nell'ebook le tavole dell'appendice sono riprodotte da schifo, soprattutto l'ultima che avrebbe eritato particolarmente. Andrebbe regalato nelle scuole. Stavolta anche i discorsi "più intimisti" di Zerocalcare ci stanno tutti, e la presenza del mammut di Rebibbia è una genialata. Per alleggerire i discorsi di fondo che spesso prendono al cuore e alla gola.